McDonald's - Cesare Salvadeo - Photo

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Un viaggio nella solitudine urbana.

A pochi passi da casa mia c'è la stazione ferroviaria. Una piccola stazione di provincia solitamente pigra e indolente d'inverno, quando è frequentata da pendolari giornalieri, animata e frenetica nella bella stagione quando una folla incredibile di turisti si affanna a stipare i treni diretti alle Cinque Terre.
Questa massa di gente multietnica inganna l'attesa riversandosi nel locale simbolo nel mondo del mordi e fuggi: Il McDonald's.
E qui, in questo luogo dove l'affollamento, il transito provvisorio, il vociare in una babele di lingue sono segni distintivi di un mondo in movimento, si assiste increduli alla solitudine umana, all'isolamento volontario nei propri pensieri, agli sguardi persi nel vuoto o sul piatto di plastica dove troneggia un triste hot dog accanto ad una coca cola, o sul display di un telefonino, un computer. Ormai è nata e si sviluppa sempre più una "look-down generation".
L'impressione che si ha entrando in questo posto è quasi di tristezza, di alienazione, di precarietà.
E' il rifugiarsi nella solitudine in mezzo alla moltitudine.


 
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